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Teruo Hayashi

11.02.2008

L’uomo senza età
Diciamo che l’ultima volta che ho visto Teruo Hayashi sensei era l’aprile del 2002 a Osaka. Ero lì — vedi la serie di servizi su Samurai dal mese di agosto 2002 a gennaio 2003 — per uno di quei viaggi di studio/vacanza con un piccolo gruppo di deshi, allievi, ospiti prima della Seishinkai, oggi guidata da soke Sadatomo Harada, poi di soke Fumon Tanaka e di soke Kozo Kuniba della Kuniba kai. In verità avremmo dovuto anche essere a Kobe per l’ultima gara della Jkka (Japan karate do Kenshikai association) che vedeva ancora come chairman, so shihan Eiji Ogasahara, ma in questo momento non è il caso di recriminare. Hayashi sensei è stato per lo shito ryu e il kobudo di Okinawa come potrebbe essere Hironori Otsuka sensei per la shindo yoshin wado ryu ju jitsu, se mi è permesso fare dei paragoni: un grande in senso assoluto.
Nel 2002 il suo biglietto da visita contemplava niente popò di meno che questi titoli: soke e presidente della Japan karate do hayasi-ha shitoryukai, presidente della Japan karate-do rengo-kai, counsellor of conference della Japan karatedo federation, chairman della Kinki area conference della Japan karatedo federation, presidente della Osaka prefectual karate do federation.
E non erano i soli. Per anni, alla morte di Kosei, padre di Kozo e del fratello Kosuke Kuniba, negli anni Ottanta era divenuto anche soke della Seishinkai e del Motobo ryu, cariche che ha ricoperto fino all’ascesa di soke/sosai Kunio Tatsuno, l’uomo dal mignolo tagliato.
Parlare di Hayashi e della sua Hayashi ha shito ryu è come tornare indietro negli anni Sessanta, quando in Sicilia dopo una ricerca di marketing si piazzò un suo allievo, Seinosuke Mitsuya, che aveva insegnato negli States e che dalla Trinacria insidiava l’astro nascente di Hiroshi Shirai a Milano (shotokan) e di YutakaToyama (wado ryu) a Roma. Mitsuya aveva fatto quello che in precedenza fece il maestro del suo maestro Kenwa Mabuni che nel 1926, visto che Funakoshi sensei si era trasferito a Tokio (1923), fissò la sua sede a Osaka.
Hayashi sensei non era solo so shihan, grande maestro, era un portentoso showman, un uomo dalle dimostrazioni talmente vicine al reale da sembrare vere. E intendo dire che fare da uke era come mettersi le mani nei capelli. Imprevedibile, forte come una roccia, impassibile in qualsiasi evenienza. Come arbitro mondiale ha tenuto banco nella Wuko dalla sua costituzione sino a quando, credo appena dopo Madrid 1984 — data della prima medaglia d’oro italiana nel kumite per opera del siciliano Giovanni Ricciardi — con Hirokatsu Kanazawa se ne andò o dovette andarsene.
La differenza è solo questione di concetti.
Dicevo che l’ho visto a Osaka nel 2002, durante una dimostrazione, questa volta interpretata dal sottoscritto con Luigi Cattaneo, Stefano Draghi, Valerio Forti e Veronique Santarossa. Una elaborazione di komiuki (kumiuki) talmente veritiera che la parola “controllo” — che già è piccola cosa nel mio vocabolario marziale — quasi non esisteva. La dimostrazione fu fatta due volte, pensando sempre che fosse l’ultima. Alla fine Hayashi sensei, patron della serata per l’inaugurazione del nuovo dojo di Kozo Kuniba, con il solito suo viso burbero e il vocione che lo rendeva ancor più rude disse: “... Sempre forte, Bertoletti san!”.
Al nostro party, in un noto hotel di Osaka, dopo qualche biru, birra, abbiamo ricordato i tempi andati, il suo Campionato a Osaka (andai proprio con la squadra di Mitsuya sensei) negli anni Ottanta, l’incontro con Ogasahara sensei, i tempi di Tatsuno e la fine della Seishinkai. C’era una nota d’amarezza in tutto questo, come se sapesse o lo immaginasse, che ormai queste cose erano un passato remoto e che importava solo di mantenere integra la sua Hayashi Ha ed equilibrare la giovane irruenza di Kozo Kuniba, nuovo astro nascente nello shito, non più come atleta ma come giovane soke.
Non si è mai conosciuto esattamente l’anno di nascita di Hayashi sensei, sino alla morte, uno dei segreti che è riuscito a portare con sé per tutta la vita. Negli Usa, ricordo che già lo davano oltre settantenne, quando ne aveva sessanta e discutevano solo sulla sua potenza d’urto e sulla sua maestria. Non sono sicuro che possa esistere davvero una realtà. In fondo le nostre vite non sono tutte un’illusione? Il nostro passato è solo memoria, giusto? E il futuro è immaginazione. Entrambe le cose sono illusioni... i ricordi sono inaffidabili e quanto al futuro possiamo solo fare speculazioni. L’unica cosa veramente reale è il momento presente, che cambia continuamente trasformandosi da immaginazione a ricordo. Quindi gran parte della nostra vita è solo un’illusione.
Non è mai stato un sensei facile, direi un “duro”, di sé ha sempre raccontato poco e quel poco che si sa scaturisce da varie fonti, non sempre veritiere. Sì, certo, d’origine era coreano, ma a Osaka la comunità coreana è sempre stata forte anche nel campo degli yakuza, e mi fermo qui. Ognuno, che l’ha conosciuto, ognuno che ha avuto l’opportunità di allenarsi con lui, conosce una parte della verità. Saranno dei personali finali segreti come il suo anno di nascita, 21 ottobre 1926, che oggi, solo oggi, conosciamo con certezza.


Teruo Hayashi
Istruttore di karate di Okinawa, uno dei principali esponenti del sistema di kobudo okinawese. Hayashi si è allenato in judo e karate con maestri del calibro di Kosei Kuniba (shito ryu), Shoshin Nagamine (shorin ryu) e Seiko Higa (goju ryu). Con difficoltà, ha persuaso Kenko Nakaima, un grande esperto d’armi, a istruirlo nel kobudo. Ha posto in essere una dimostrazione nel corso del primo Campionato mondiale di karate in Giappone e ancora nel secondo, quello di Parigi. Ha viaggiato, insegnando nei suoi molti dojo negli Stati Uniti e in Europa.

Tratto dalla rivista Samurai mese di febbraio 2005

(This article was translated by a machine translation software and not by one person)